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TOTTI al cinema | Il ritorno di Alex Infascelli | di Ferdinando de Martino

Francesco Totti ha segnato la vita di molte persone legate al mondo del calcio, mentre Alex Infascelli ha segnato le adolescenze di noi disadattati, cresciuti da Mtv e dai suoi meravigliosi film.

Un ritorno del tutto nuovo per il regista 52enne romano che ha scritto e diretto “Mi chiami Francesco Totti“, un documentario sul calciatore, storico volto della Roma. Siamo abituati a vedere Infascelli muoversi nel cinema alternativo, ma questa volta l’asticella punta in alto, verso il mainsrtream ma senza scendere a compromessi.

Alex e Francesco sono a loro modo due mostri in settori differenti e l’intenzione di Infascelli è quella di raccontare non solo lo sportivo, ma l’uomo. Questo dovrebbe essere lo scopo di ogni documentario, e qui non ci piove, ma quando dietro la macchina da presa ci ritroviamo un regista del calibro di Alex Infascelli possiamo aspettarci ogni cosa.

La coproduzione Amazon avrà un riscontro positivo sui fan del calciatore e del regista? Non ci rimane che attendere fino al 21 ottobre.

 

Ferdinando de Martino

 

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Umbrella Academy | cosa guardare per non pensare ad una pandemia globale? | di Ferdinando de Martino

Il mondo sta letteralmente crollando a pezzi, ma una coperta e una tazza di caffè fumante possono ancora salvarvi la serata. UMBRELLA ACADEMY è uno show prodotto da NETFLIX, trasposizione dell’omonimo fumetto della DARK HORSE.

Apocalisse, supereroi, viaggi nel tempo e una meravigliosamente brava e pericolosa Ellen Page dirigono questa serie verso l’Olimpo dell’intrattenimento di cui necessitiamo in questo momento: seriale e ipoteticamente senza fine.

La struttura dei personaggi è incredibile… non mentiamo: siamo tutti un po’ innamorati di Klaus.

Vi consiglio Umbrella Academy per passare dei bei momenti con il vostro partner o in solitaria, mangiando Nutella. Io ho provato entrambe le situazioni e garantisco per voi.

Restando sulle tinte del serial vi consigliamo il libro PIAZZA PAOLO DA NOVI, primo capitolo di una serie thriller, prodotta direttamente dall’Infernale. Potete trovarlo su Amazon al Link: PIAZZA PAOLO DA NOVI

Ferdinando de Martino

Quando il Covid arriva in Tv i negazionismi tacciono | Primi casi in Rai \ di Ferdinando de Martino

Il palinsesto Rai ha subito un drastico cambiamento IO E TE, programma di punta della rete, viene sostituito da una versione estiva della VITA IN DIRETTA  con Andrea Delogu.

Secondo fonti vicine all’azienda, dopo il primo caso positivo al Covid-19 la rete ha preferito correre ai ripari per evitare eventuali contagi e giocare sulla difensiva.

L’intrattenimento televisivo è una routine per molti lettori dell’Infernale, quindi non possiamo che fare i migliori auguri a tutto lo staff del programma per una pronta rimessa in onda.

Ferdinando de Martino

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Se volete comprare i libri di I.Edizioni, vi consiglio COME DIFENDERSI DA UNA VENZEZIANA di Riccardo Persano: Link

Quanto basta | Un romanzo di Daniela Di Cicco |

“Quanto basta” è un romanzo di formazione incentrato sulla figura di una farmacista che ama la danza.

La famiglia, la vita e le situazioni portano spesso le persone a vivere le vite degli altri. In questo libro, Daniela Di Cicco, ci insegna che non tutto è perduto e che si può sempre prendere fiato, durante la rincorsa, per cambiare direzione.

I personaggi veri, quasi palpabili riusciranno a farvi innamorare di questo libro disponibile al link: QUANTO BASTA

 

Ferdinando de Martino

Quanto basta | Un romanzo di Daniela Di Cicco |

“Quanto basta” è un romanzo di formazione incentrato sulla figura di una farmacista che ama la danza.

La famiglia, la vita e spesso le situazioni portano spesso le persone a vivere le vite degli altri. In questo libro, Daniela Di Cicco, ci insegna che non tutto è perduto e che si può sempre prendere fiato, durante la rincorsa, per cambiare direzione.

I personaggi veri, quasi palpabili riusciranno a farvi innamorare di questo libro disponibile al link: QUANTO BASTA

 

Ferdinando de Martino

La ruggente voce del bar | COME DIFENDERSI DA UNA VENEZIANA | Un libro di Riccardo Persano

Da Stefano Benni a Bukowski, fino ad arrivare al più recente Marco Malvaldi, il bar ha sempre esercitato un forte ascendente sugli scrittori.

Riccardo Persano vive il bar da spettatore televisivo. Si appassiona ai drammi da bancone, alle tresche da colazione e alle vite dei clienti del bar Arleo; appunta tutto nella sua testa e reinterpreta ciò che vede in forma narrativa. COME DIFENDERSI DA UNA VENEZIANA è un libro che racconta la vita all’interno di un bar di città, quasi come se questo non fosse altro che una sorta di paese nel cuore di Genova.

Nel microcosmo creato da Riccardo troviamo i personaggi più strampalati, dal metallaro alla signora snob, dai gruppi di anziani alla sublime bellezza di “Cappuccino Caldo”, la bella del bar.

Leggere COME DIFENDERSI DA UNA VENEZIANA è un po’ come ritrovarsi dentro al bar della propria compagnia. Definirei la sua lettura: una chiacchierata amicale con un saggio barista.

Se volete leggere la storia di questo bar e dei suoi meravigliosi personaggi, partoriti dalla penna di Riccardo Persano, vi basterà cliccare su questo link: LINK LIBRO

 

Ferdinando de Martino

Come nascono i negazionisti del Covid 19? | di Ferdinando de Martino

Partiamo dal principio. Sotto gli occhi di tutti noi, durante la quarantena, sempre più persone si sono appassionate ai Social Network perché per forza di cose per relazionarsi con il mondo esterno ognuno necessitava di un qualcosa di semplice e intuitivo per comunicare.

Lo sfacelo dei social nasce sostanzialmente dalla prima volta in cui un cinquantenne si è iscritto a Facebook. Mi spiego meglio. Un cinquantenne su Facebook crede di essere a suo agio, ma spesso è guardato da tutti come se fosse un nazista all’interno di un Bar Mitzvah. Ora, vi invito a prendere le mie parole con le pinze: non intendo che i cinquantenni non dovrebbero andare su Facebook, quindi andiamo ad approfondire.

Cos’è Facebook. Facebook è una società nata durante il periodo di vita di My Space. Cos’era My Space? Semplice, Facebook per persone che avevano qualcosa da dire. Se eri un musicista, un pittore, un atleta, un regista, una modella e via dicendo, ti aprivi il tuo Facebook e iniziavi a contattare persone del tuo ramo per parlare e creare una rete di collaborazione.

Cosa mancava a My Space? Il sesso. Zuckerberg non ha fatto altro che creare un My Space che accanto alla foto del profilo in questione, esplicava la situazione sentimentale e l’orientamento sessuale degli studenti e delle studentesse delle università più elitarie degli USA. In pratica Facebook era un modo che utilizzavano i super ricchi americani delle Ivy League per scopare.

Quindi al posto di musicisti e via dicendo chiunque facesse parte di quelle università si iscrisse, mettendosi in gioco per rimediare alle notti passate in solitaria nei dormitori.

Le studentesse, ad esempio, postavano una loro foto in caffetteria con un sorriso malizioso, per far sapere agli altri studenti che frequentavano quella specifica caffetteria in quel particolare orario.

Facebook si espande a tutto il mondo e arrivano i cinquantenni che nel vedere una studentessa prendere il caffè su Fb, iniziano a pensare “Ehi quale migliore idea di dire al mondo che anche io prendo il caffè la mattina?. BOOM.

Notando questa cosa i giovani hanno iniziato a trollare i più saggi, sfruttando un ragionamento molto semplice. Un cinquantenne è abituato a leggere una notizia prendendola per vera. È un semplice retaggio culturale. Se tu per decenni leggi giornali e guardi TG, che al loro interno hanno una struttura di ricerca delle fonti e via dicendo, dai per scontato che se viene scritto che una persona è stata uccisa quella sia la verità.

Insomma i cinquantenni non conoscevano i Troll. Chi sono questi ultimi: persone che si divertono e talvolta lo fanno anche per lavoro, scrivono inesattezze sui social consapevoli che verranno prese per vere da chiunque non conosca il trolling. Questo genera automaticamente una sola reazione, il popolo della rete spiega magnanimamente che esiste l’analfabetismo funzionale, ma i cinquantenni impazziscono perché figli della loro età non accettano che dei ragazzini possano essere in grado di prenderli in giro.

Diciamo che se la sono andata un po’ a cercare, perché Facebook stava iniziando a far scopare i nerd e poi sono arrivati questi a postare gattini frasi motivazionali di Osho (che per inciso era un cazzo di psicopatico), rovinando il gioco a tutti.

Ora veniamo al Covid e a tutte le persone che sono morte. Cerchiamo di staccarci dall’empatia e proviamo a ragionare. Un Troll scrive che il Covid non esiste e che lo stato vuole annichilire la nostra economia perché Soros vuole farci diventare tutti neri.

Eccola, quella per un cinquantenne è una rivincita, perché finalmente ha tra le mani dei dati (o perlomeno quelli che secondo lui sono dei dati) e decide di dire “Chi era l’analfabeta funzionale? Adesso non vi sentite stupidi a fare i mascherati. Il “Coviddi” non esiste.”

Piccola parentesi. Ho mentito… non riesco sempre ad essere Zen e ogni volta che leggo “Coviddi” vorrei andare a casa della mente brillante che si cela dietro il post in questione e picchiarlo. Mi farei anche cinque anni di carcere con stupri annessi per una soddisfazione del genere.

Da una parte abbiamo i giovani che non possono più scopare mostrandosi fighi con alcol e canne in mano, perché anche zia Concetta è su Facebook e mentre spiega al mondo che Bill Gates, l’uomo più intelligente del mondo, a lei non la frega, spiffera alla sorella che il nipote fa il figo.

Così i giovani migrano su Instagram, ma lo fanno anche i cinquantenni. Tick Tock e poi i cinquantenni. Vorrei vedere se un ventiquattrenne vi rubasse la pensione se sareste felici come quando la mattina postate dei fortuitissimi micini coccolosi con cuori azzurri.

È ovvio che il Covid esista e avere sempre dietro la mascherina è buonsenso. Basta chiedere ad una qualsiasi infermiera -Cos’hai fatto durante la quarantena?- e avrete la vostra risposta.

Il fatto è che nelle discussioni mediatiche nessuno ha voglia di cambiare idea; non è il pragmatismo il punto, ma il sembrare più intelligenti anche se si è stati trollati. Io stesso ho fatto il troll un sacco di volte. Mettevo la faccia di uno dei più noti serial killer della storia, spacciandolo per un barbone italiano che aveva perso il lavoro per via di un immigrato. E che ci crediate o no… la gente un po’ come fece con Gesù e Barabba… preferì Charles Manson all’immigrato.

Con questo non voglio solo sparare merda sul mio paese, ma vorrei lanciare una soluzione: limite di età per i social. Ai cinquant’anni devi leggere il giornale, perché spesso non hai la capacità di capire che John Lennon non è uno scafista e che Bill Cosby non è un testimonial Nespresso.

E poi diciamocelo… con tutta la gente che è morta, è davvero così importante giocare a chi ha ragione? Non sarebbe meglio rispettare le regole, cercando di non peggiorare la situazione per quei commercianti che stanno chiudendo e via dicendo?

Qualcuno si domanderà se sia possibile che tutte quelle persone che scendono in piazza contro il Covid siano stupide.

Vi ricordo che ogni anno a Predappio un gruppo di stupidi va a negare la morte di cinque milioni e mezzo di persone.

 

Da qui è tutto passo e chiudo… e come direbbe Frodo: attenti ai Troll.

 

 

Ferdinando de Martino 

L’anno del pensiero karmico | di Fausto Rampazzo

 “Questo è il mio tentativo di raccapezzarmi nel periodo che seguì, settimane e poi mesi che cambiarono ogni idea preconcetta che io avessi mai avuto sulla morte, sulla malattia, sul calcolo delle probabilità, sulla fortuna e sulla sfortuna, sul matrimonio e sui figli e sulla memoria, sul dolore.”

Stiamo parlando del 2004, l’anno in cui Joan Didion scrive “L’anno del pensiero magico”. Sono le settimane e i mesi che seguono il coma della figlia e la morte improvvisa del marito, e accompagnano la scrittrice durante l’intervento che la figlia, appena ristabilita dalla polmonite che le aveva provocato uno choc settico, subisce per un grave ematoma al cervello. Stiamo parlando di come Didion affronta il dolore e di come, da scrittrice, lo registra. Non “l’idea preconcetta che avessi mai avuto sul dolore”, bensì quel dolore che non si aspettava di provare, indifferente alle  strategie, alle intuizioni, ai progetti con cui aveva sempre pensato, nel remoto caso in cui fosse arrivato, di poterlo gestire. Che annulla la ragione.  “Volevo solo che tornasse”. L’esperienza del dolore. L’esperienza: l’unica via a disposizione per disfarsi delle idee preconcette e afferrare la portata delle cose, “della morte, della malattia, del calcolo delle probabilità, della fortuna e della sfortuna, del matrimonio e dei figli e della memoria”. L’unica via. Passarci dentro. Attraverso. Passarci fin quando non si riesce a coglierne il senso.

Per dirla con le parole di Massimo Rodolfi, autore della “Psicologia dello Yoga” che ho affiancato al libro della Didion, solo l’esperienza ci fa “apprezzare in modo progressivo la possibilità di affermare continuamente il meglio di noi stessi, non in modo teorico, ma molto pratico, perché la pratica nasce dal conflitto, dall’attrito provato su di sé, che ci fa acquisire, per esperienza diretta, la comprensione della trasformazione”. È l’esperienza, l’attrito, il conflitto, ad aprire le porte della comprensione, a offrire la possibilità di evolvere. 

E l’esperienza rappresenta lo svolgersi del karma, dice Rodolfi. È il numero, grande ma non infinito, di prove con cui misurarsi, con lo scopo di alleggerire la densità della coscienza  e afferrarne il soffio vitale, il senso, in quanto “materia e coscienza sono fattori dello stesso prodotto, per cui uno stato ancora incompleto della coscienza si traduce in una condizione incoerente della materia”. L’esperienza, la causa e l’effetto dell’agire, è il passo, necessario e non eludibile, attraverso cui passare dallo stato di imperfezione, di incoerenza, a quello di coerenza con se stessi e con l’intero l’universo. 

Alla fine del suo libro, la Didion parla della necessità, per poter continuare a vivere, di lasciar andare le persone che abbiamo perso.  “Che diventino la fotografia sul tavolo. Che l’acqua se li porti via.” 

Che diventino, dico io, il carico di saggezza con cui affrontare  il resto del viaggio.

 

Fausto Rampazzo

UN GIORNO CORTO | Un racconto di Giuseppe Orsini

Immagina di svegliarti un giorno senza uscire completamente dal sogno.

Di restare nel libro che hai letto la sera prima, immagina che sia un corvo a svegliarti, una rosa a parlarti.

Immagina una avventura di cui avresti fatto volentieri a meno.

E poi immagina tua madre bambina a Gibilterra, immagina il sangue antico che viene dall’India, i balli, gli eccessi di un popolo girovago.

Immagina tuo padre venuto dal mare, immagina tuo nonno in Cornovaglia.

Immagina i riti le magie la forza della terra, la luce della luna.

E poi immagina te bambino a Sivilla, le corse i primi guai, i primi pugni i primi amori tu bambino calmo ma irrequieto alla vita.

Immagina quella linea della fortuna che non ti piace e il tuo carattere ribelle che prende il rasoio di quel padre lontano in mare,per tracciare il solco della propria fortuna.

E poi ancora immaginati nella piccola isola di Malta, immaginati a studiare la Cabbala tu un po’ druido un po’ gitano.

Immagina il mare, immagina i gabbiani, i viaggi lontani.

Tanti incontri, tanti nomi, tanti accenti diversi un solo modo di guardare.

Le donne, il vino, il tabacco, la poesia, le stelle.

Prendi quella nave Corto la tua avventura inizia.

E poi i Tropici, Venezia, Chicago, Esperanza, l’Avana, Mosca, Buenos Aire, Pechino, Hong Kong, Africa, America, India, Australia e mille altri posti. Avanti e indietro nella storia. A riscoprire tesori antichi a inseguire magie.

Non sei mai straniero, non sei mai li per caso. Sei il viaggiatore dei tuoi tempi, un filo della grande ragnatela che tutto intreccia.

Il nuovo secolo ha dentro tutta la sua carica e tu sei lì, conosci tutti, tutti per caso.

Jack London ti racconta una storia, la storia di un uomo che deve morire per nascere e poi la Manciuria, la guerra, i treni, l’oro.

Tu eroe tascabile, tu che vorresti stare per i fatti tuoi, tu che non sai tollerare l’ingiustizia, tu in mezzo ai guai, tu lettore romantico, tu seduttore solo, tu sognatore.

Sarcastico, profondo, elegante, cascamorto, marinaio, rivoluzionario, patriota di una nazione che non ha confini.

Disteso in fondo a quel sogno che fa eco nel cuore di tutti noi, noi che non siamo molto cortesi, noi che siamo in viaggio portando il nostro destino a spasso e noi che aspettiamo nel porto di salire a bordo.

 

Giuseppe Orsini

MEDITANTE-Azione | Puoi cambiare la tua vita?

Tutti cercano di cambiare la loro vita in meglio. Nessuno vuole stare peggio.
Spesso si può meditare su argomenti, visualizzazioni o usare la scrittura e il disegno come atto meditativo. I monaci Zen ad esempio utilizzano l’enso: un diario spirituale sul quale disegnano ogni giorno un cerchio spezzato. Personalmente grazie all’azione “meditata” della scrittura io ho cambiato la mia vita.
C’è sempre un momento della giornata in cui ci si può concentrare solamente su di un’azione. Portare fuori il proprio cane, ad esempio, concentrandosi sul momento senza pensare al prima e al dopo, lasciando il cellulare a casa. Solo Tu e il tuo cane. Io chiamo questa cosa: meditanteazione. Provate a ritagliarvi una fetta di tempo che riduca al minimo i vostri pensieri e gli input esterni.
Anche fare il caffè, osservando la caffettiera durante il suo procedimento è un’azione meditante.

Ferdinando de Martino

 

 

 

Carlo Ape | l’Italia ha un nuovo investigatore| I. Edizioni

Da cosa è nata la necessità di scrivere PIAZZA PAOLO DA NOVI?

La letteratura di genere, messa di tanto in tanto ai margini di quella alta è decisamente una di quelle in grado di farmi provare empatia da lettore, mentre d’autore rende il mio lavoro molto più razionale e irrazionale al contempo. Alla fine scrivere un thriller ci costringe a cercare dei nemici che non ci sono, quindi irrazionalmente aiuta la nostra razionalità a realizzare le strategie più assurde per le indagini

Perché Carlo Ape è il nuovo investigatore italiano?

Questo è molto semplice. Da poco tempo abbiamo perso uno dei migliori autori hard boild italiani (Pinketts). Lui sì che era in grado di distinguersi nel panorama italiano. Abbiamo i vari Montalbano e i Rocco Schiavone, personaggi fantastici. Carlo Ape a differenza dei due sopracitati è stato un poliziotto e ha mollato la carriera durante il G8, quindi s’intuisce una caratterizzazione in direzione della legge anche quando la legge non porta la divisa.  Quindi, da investigatore privato, tracagnotto, col naso paffuto e amante del cibo e del vino, questo astuto investigatore trova in Genova e nell’Italia, in seguito, una ragione per cui vivere, ponendosi come il bene nei confronti del male.

Quindi per Ape il bene e il male sono due cose distinte?

Alcune volte si travestono. Per Ape è una questione carnevalesca. Ci tengo a dire che con IL NUOVO INVESTIGATORE ITALIANO non intendo imporlo sugli altri eroi letterari, ma volevo sottolineare la sua umanità. Ape si rade ogni mattina e fa il suo lavoro, a casa si mette in mutande e canottiera e e smania per le attenzioni di sua figlia adolescente. È divorziato e, come De Andrè, tende ad affezionarsi agli ultimi.

Per chiunque volesse acquistare il PIAZZA PALO DA NOVI : LINK ALL’ACQUISTO

 

 

 

Per Elisa | Diario di uno scrittore in quarantena | F. de martino

Battiato ha dato ad Alice una delle più belle e sentite canzoni del panorama italiano: Per Elisa.

È un nome che non cito a caso. Perché ho un’amica che si chiama così. Ieri notte abbiamo parlato un po’ per telefono. Parlato d’amore. 

Appena ho messo giù il telefono mi sono accorto che c’era amore in quella chiamata, esattamente come c’è amore in mille altre cose che facciamo. 

Quando si utilizza il termine “fare l’amore” m’immagino un Demiurgo che crea amore. Ma non c’è nessun Demiurgo, ci siamo noi con i nostri cuori infranti e i cocci di una vita sprecata che perfino a vent’anni risultano difficili da ricomporre. 

La cosa è che andrà sempre peggio. Ci saranno più cocci e se ne andranno più persone e questo genera una tristezza unica e difficile da raccontare. Per questo facciamo l’amore: per mettere sul piatto della bilancia qualcosa che valga la pena di battere la morte, le guerre, la cattiveria. E quando lo facciamo ansimiamo, un po’ come se sapessimo che dobbiamo farlo il prima possibile perché la terra trema e il mondo potrebbe crollare sotto i nostri piedi. 

Rispondere a una telefonata è amore.

Come stai? È amore.

L’amore è tutto ciò che non implica esclusivamente te stesso; come una forma d’altruismo estesa. 

Di cosa abbiamo parlato a tarda notte al telefono?

Di donne, uomini, lupi e scimmie con il pene eretto (in riferimento a basi scientifiche non è che siamo due pervertiti), di matematica e di filosofia.

Mi è stato chiesto com’ero prima di sposarmi e ho provato a rispondere, perché sostanzialmente non so cosa sono nemmeno adesso. 

Nella mia vita ho convissuto con molti spettri e mi sono sempre cacciato nei guai solo per vedere fino a dove potevo a spingermi. Ho fatto cose tremende, ma con lo spirito di un bambino che al mare vuole solamente superare la boa. 

Una telefonata, nel cuore della notte, è amore.

C’è un tempo per seminare e uno per raccogliere è scritto da qualche parte. Io credo che ci sia un tempo per odiare e uno per amare. Chi non ha mai amato non potrà mai odiare veramente qualcuno o qualcosa. E chi non ha mai odiato non avrà mai il coraggio di amare a scatola chiusa.

Abbiamo chiuso il telefono e personalmente sono stato sveglio ancora un po’ e ho iniziato a scrivere.

 

Ferdinando de Martino

Ho preso una mina | Diario di uno scrittore in quarantena | F. de Martino

Avete presente il vecchio gioco del Campo Minato? Ecco. Ci sono quei momenti in cui ti senti come se avessi calpestato la casella sbagliata: salti in aria.

A me è capitato di recente. Tutti conosciamo quella situazione, d’altronde il mondo è pieno di mine emotive. Ma qualche volta il pensare e il riflettere possono aiutare l’uomo a uscire incolume dall’ennesima esplosione.

Partiamo dal concetto di mina. Sì, perché noi immaginiamo la mina come un qualcosa di moderno, insomma, una tecnologia usata nelle grandi guerre, mentre il concetto di mina è antico e radicato nella cultura del passato.

Il termine MINA viene proprio da minatore. In antichità, quando gli assedi erano frequenti era di basilare importanza per le città avere delle mura alte e ben strutturate.

I cannoni erano delle armi potenti, ma ben visibili, rumorosi e facili da attaccare. Aprire una breccia nelle mura, però, era indispensabile per vincere una battaglia.

I minatori, così, abituati a scavare tunnel per cercare oro, carbone e quant’altro iniziarono a scavare fin sotto le fondamenta delle mura, piazzandovi sotto dei giganteschi carichi di polvere da sparo. Lo scopo era quello di far crollare le mura con l’esplosione.

Ecco. Non importa quale sia la nostra mina, il fatto è che per saltare in aria abbiamo scavato e scavato nella direzione sbagliata. 

Questo pensiero mi ha aiutato a superare un momento di down post-mina davvero deleterio.

Perché se la direzione è giusta, potremmo scavare dentro di noi e trovare oro, pietre preziose o addirittura noi stessi. 

Personalmente ho provato a rovinare quasi tutto nella mia vita, forse per un’indole autodistruttiva vittima del mio giudizio. Questa quarantena mette a dura prova i nervi e scavare nella direzione della comprensione potrebbe anche fare esplodere qualcosa di buono.

Quando scavavo verso la creazione dell’Infernale è esplosa Irene nella mia vita, ad esempio. Quella fu la più meravigliosa opera pirotecnica della storia. Fuochi d’artificio, stelle cadenti e desideri regalati. 

Minare non ha una connotazione negativa se ciò che si vuole espugnare è qualcosa di puro come lo sguardo della donna che ami o un futuro che non riesci nemmeno a immaginare rinchiuso nella quarantena mentale dei tuoi pensieri.

Minate. Minate sempre.

 

Ferdinando De Martino

HOUSE OF CARDS | Quando la vita irrompe nelle serie | M Giacovelli

House of cards è stato, per anni, il titolo di punta di Netflix. La serie americana, interpretata magistralmente da Kevin Spacey, ha riscosso successo su scala globale. Questo è stato possibile grazie ad un protagonista carismatico e a una trama tanto lineare quanto credibile.
Il prodotto è stato distribuito su sei stagioni a causa dell’enorme scandalo che ha coinvolto l’attore protagonista.

Frank Underwood è un deputato che aspira alla poltrona più ambita d’America. House of Cards, però, non è il solito film americano pieno di buone sentimenti e intenzioni. Per ottenere il potere è necessario vincere la guerra contro i propri oppositori, e Underwood è disposto a tutto pur di ottenere la massima carica. Tra omicidi, amori illeciti e un’ampia dose di drammaticità, questa serie finisce per intrappolare lo spettatore in una fitta tela di intrighi e giochi d’azzardo.
Il principale sentimento che viene spontaneo provare è l’ammirazione, nonostante le azioni compiute dal protagonista siano spesso deprecabili. Frank Underwood è un uomo privo di scrupoli per cui il fine giustifica sempre i mezzi, ma è anche la fedele guida che ci introduce all’interno dei delicati meccanismi del senato.
House of Cards ha rivoluzionato il concetto di politica in televisione, offrendo agli appassionati del piccolo schermo qualcosa su cui discutere negli anni a venire.

 

LAGGI IL RACCONTO DELLA SETTIMANA DA QUESTO LINK 

 

La serie è finita nel dimenticatoio nel 2018, quando Kevin Spacey è stato coinvolto nello scandalo Weinstein. Nonostante due delle principali accuse di molestie siano state archiviate, l’attore ha deciso di ritirarsi a vita privata sino alla guarigione. L’attore, infatti, sta affrontando un percorso di redenzione e di cura dalla dipendenza da sesso.
Dopo lo scandalo, la serie è proseguita per un’altra stagione, con la moglie di Frank Underwood come protagonista. Inutile dire che, una volta perso il suo personaggio di punta, la serie è andata incontro a un’inevitabile chiusura. 

 

MARGHERITA GIACOVELLI