Trossiche Repetita Iuvant | un libro di Andrea Manca

Siamo lieti di parlarvi di questo nuovo libro prodotto da I. Edizioni, scritto dall’autrice genovese Andrea Manca.

Un libro forte e istintivo. Cliccate play qui sotto per saperne di più.

 

Per acquistare il libro clicca il link: COMPRA IL LIBRO

Perché bisogna ripartire dalla piccola editoria? | di Ferdinando de Martino

Ci sono due modi di amare in maniera attiva la letteratura: scrivere e pubblicare.

Perché in un mondo dominato dalle grandi realtà editoriali la piccola editoria continua a farsi motore di un meccanismo estenuante e spesso snervante? Ogni piccolo editore può dire la sua nel grande dibattito delle motivazioni, ma senza dubbio il contrastare l’eventualità di un deserto digitale dovrebbe essere la pietra di volta di ogni piccola realtà.

I quotidiani, la stampa che conta e maggiori canali d’informazione emulano da anni lo stile dei blogger e hanno preferito virare verso il digitale per motivi economici e di fruibilità semplificata. Guardiamo il caso di Rolling-Stone passato da bomboniera cartacea a vessillo digitale. A molti potrebbe sembrare irrilevante, ma la realtà tecnologica nasconde in sé un grande segreto: modernità e stabilità sono due cose differenti.

Il contenuto di un articolo non cambia se letto su Kindle, computer, telefono o carta. I primi tre supporti sono moderni e affascinanti, mentre il terzo è stabile; ovvero è rimasto immutato da tempi immemori, antecedenti a Gutenberg. I monaci amanuensi usavano la carta, così come la utilizzavano gli antichi egizi.

Personalmente da fan estremo del minimalismo sono propenso ad utilizzare i supporti tecnologici per fruire la letteratura che intrattiene le mie giornate e amo anche gli audiolibri, ma c’è un motivo per cui ho deciso di creare una piccola realtà editoriale. Ci arriveremo con calma.

Prendiamo gli audiolibri, ad esempio, sono sempre esistiti solo che prima venivano incisi su giradischi, musicassette e cd. Il prodotto non è cambiato, ma il suo supporto sì. Un audiolibro del 1967 risulta inascoltabile con i nuovi apparecchi tecnologici, mentre la sua controparte cartacea è identica a quelle che vengono stampate oggi. Quindi un libro del 1967 è perfettamente consultabile perché il suo supporto, ovvero il libro tradizionale, è sempre utilizzato e utilizzabile.

Non è difficile pensare che un giorno i nuovi apparecchi per la lettura renderanno obsoleti quelli attuali, facendoci perdere probabilmente intere biblioteche. Il mio desiderio era quello di segnare il mio passaggio, lasciandomi alle spalle qualcosa di concreto e consultabile anche con il passare degli anni.

Non volevo, insomma, lasciarmi alle spalle un deserto digitale. Per leggere un libro basta la luce del sole o quella artificiale, nulla di più e nulla di meno.

Tutti quei pensieri o quelle raccolte che verrebbero abbandonate alla sola digitalizzazione, grazie alle piccole realtà editoriali guadagnano l’immortalità grazie al lavoro di editor, curatori e addetti ai lavori che al contrario delle grandi realtà non sono costrette a guardare al solo guadagno, massimizzando le entrate anche a scapito della qualità.

Perché, quindi, ho scelto di fare questo lavoro? Perché lo reputo IMPORTANTE nel vero senso della parola. Perché grazie alla figura degli editori, ad esempio, possiamo ascoltare melodie di epoche in cui non era possibile imprigionare il suono, incidendolo su di un disco; tutto questo grazie alla possibilità di scrivere la musica sugli spartiti in modo che terzi potessero riprodurre quelle note nel futuro.

Il libro, inteso come oggetto o la rivista, sempre intesa come tale, hanno un’importanza storico-culturale incredibile come le statue e i dipinti.

La letteratura è quella cosa che costruisce l’architettura della nostra emotività. Ripartire dal concetto di emozione potrebbe essere un eccellente vaccino, visto questo 2020, contro la mancanza di empatia che massacra il nostro secolo, rendendolo troppo debole per affrontare ogni situazione, dalla solitudine di una pandemia agli assembramenti degli anni passati.

Ferdinando de Martino.

 

Vuoi comprare l’ultimo libro di Ferdinando de Martino: LINK AL LIBRO 

 

Serena Fleities | Come PornHub può distruggere una vita |di Ferdinando de Martino

Come puoi frequentare a 19 anni la facoltà di medicina veterinaria quando vivi in un’automobile con tre cani? E soprattutto come si può essere arrivati a tanto?

Questa è la storia di Serena Fleities, una ragazza che ha letteralmente visto cambiare il suo mondo dal giorno alla notte; nel semplice tempo di un upload. Tutto ha inizio quando il ragazzo che frequentava da più di un anno le chiede di inviargli delle foto di lei nuda. Serena è timida e titubante all’idea di mostrarsi nuda davanti all’obbiettivo del suo telefono, ma il ragazzo la rassicurò che sarebbe stato il loro segreto. Così Serena cede e invia alcune sue foto in pose osé.

Il giorno dopo, camminando lungo il corridoio del liceo si accorge che tutti quelli che la incontrano ridono, scambiandosi commenti sottovoce. Più tardi capirà che quelle risate erano dovute alla pubblicazione delle sue foto su Pornhub.

La delusione nei confronti del suo boyfriend è talmente forte che oltre a lasciarlo, inizia a meditare il suicidio, ritrovatasi nel girone infernale di quel portale pornografico.

Sì, perché sebbene Pornhub da un lato vanti una politica quasi puritana di rimozione dei contenuti , appaltata alla società MindGeek, dall’altro permette ai suoi utenti, al contrario di altre piattaforme come YouTube, di scaricare gratuitamente i propri contenuti.

Proprio da questo meccanismo perverso nasce l’oblio che porterà Serena Fleities prima al tentativo di suicidio, poi alla tossicodipendenza.

Le sue foto iniziavano ad apparire e scomparire dal sito, riportandola sempre al punto di partenza. La famiglia decide di allontanarla e a quel punto, messa alle strette dalla miseria dei valori umani si ritrova a vivere in una macchina decidendo di iniziare a lavorare vendendo privatamente filmati che la ritraevano nuda, sfruttando quella lettera scarlatta che le era stata cucita addosso senza il suo volere.

Uscita dalla tossicodipendenza, dovrà convivere con l’idea che da qualche parte nel mondo ci sarà sempre qualcuno pronto a masturbarsi davanti alle sue foto da minorenne.

È stato calcolato che per rimuovere ogni video ripostato dopo essere stato eliminato, un impiegato di MindGeek dovrebbe guardare più di cento ore di video alla settimana, mentre la politica aziendale della società è quella di far visionare ai suoi dipendenti il materiale pornografico in maniera veloce e approssimativa.

In tutto questo il vero cattivo della storia, ovvero il fidanzato del liceo di Serena non è stato perseguito penalmente perché avrebbe rimosso subito, dopo qualche giorno, le fotografie della ex.

I CEO canadesi Feras Anton e David Tassillo non si sono voluti esprimere sulla questione Feleities, scaricando gli oneri su MindGeek che gestisce tutte le piattaforme pornografiche sulle quali le foto e i video sono stati nel tempo ricaricati; piattaforme com Brazzer e TubeGalore.

Esiste apparentemente un solo oppositore che ha realmente fatto qualcosa di concreto per evitare di rendersi complice di queste piattaforme che, facendo poca attenzione finiscono per mettere online stupri e video di minorenni: il colosso Pay-pall ha deciso di interrompere i rapporti commerciali con le società di MindGeek.

Se a ruota seguissero l’esempio di Pay-pall anche American express, Visa e MasterCard qualcosa potrebbe cambiare e forse non ci ritroveremmo a leggere storie come quella di Serena che, credetemi, non è neanche lontanamente la più raccapricciante vicenda legata al sito d’intrattenimento per adulti.

 

 

Ferdinando de Martino.

 

 

Manuale di autocoscienza del figliol prodigo | un libro di Giuseppe Orsini | I.Edizioni

In un periodo storico in cui l’uomo come entità si ritrova a dover affrontare una sfida personale come quella della solitudine forzata e della paura, Giuseppe Orsini (Classe 1978), apre le porte del proprio io interiore e inizia a viaggiare con mente e anima.

Questo libro denso di un rapporto con una terra ancestrale e amore per l’introspezione, propone al lettore una fuga estremamente particolare. Un uomo e i suoi sentimenti  vengono messi a nudo in questo Manuale di autocoscienza del figliol prodigo, romanzo d’esordio di Orsini.

Capire noi stessi per affacciarci agli altri diventa una necessità viscerale in un viaggio che ognuno di noi dovrebbe affrontare a dispetto di un 2020 che ci vorrebbe vedere tutti sconfitti. Come in Kerouac la dimensione dell’onirico e quella del reale si fondono per dare vita all’avventura più grande di tutte: quella che si svolge al nostro interno.

Per acquistare la versione cartacea del romanzo: Link al libro

Per leggere la versione digitale: Link e-Book

Il Natale è alle porte e regalare un libro in grado di definire un nuovo concetto di libertà potrebbe risultare il regalo più importante che si possa fare ad un parente o un amico.

 

Ferdinando de Martino

I GIRASOLI | Come questo libro mi ha cambiato | Ferdinando de Martino

Nell’immaginario collettivo della narrativa contemporanea c’è ancora chi rischia con penna e carta di addentrarsi nel pericoloso mondo dei libri storici. Quello di cui voglio parlarvi oggi è un libro in uscita oggi e disponibile su Amazon al questo ( LINK) .

I GIRASOLI Marco Valeriani è un magnifico espediente per raccontare una guerra tremendamente difficile da esplicare: la Grande guerra.

Tutto nasce dal ritrovamento del diario di un fante, imparentato con la protagonista del romanzo che, in una estate di campagna, scopre coi propri occhi gli orrori e le intemperie vissute dai soldati italiani tra trincee, rabbia, fame e speranze che vanno via via scemando.

Essere figlia di una storia così lontana da lei, rende la protagonista e i lettori affamati di conoscere le sorti del giovane fante.

Questo libro è un piccolo toccasana per un periodo in cui si tende a negare perfino il presente. Guardare al passato con gli occhi di una giovane ragazza e delle sue speranze fa pensare che al mondo ci siano ancora scrittori volenterosi di prendere in mano la penna per raccontare la storia, a scapito di  iper-pubblicità e stories online.

Per comprare il libro : I GIRASOLI

 

Ferdinando de Martino

TOTTI al cinema | Il ritorno di Alex Infascelli | di Ferdinando de Martino

Francesco Totti ha segnato la vita di molte persone legate al mondo del calcio, mentre Alex Infascelli ha segnato le adolescenze di noi disadattati, cresciuti da Mtv e dai suoi meravigliosi film.

Un ritorno del tutto nuovo per il regista 52enne romano che ha scritto e diretto “Mi chiami Francesco Totti“, un documentario sul calciatore, storico volto della Roma. Siamo abituati a vedere Infascelli muoversi nel cinema alternativo, ma questa volta l’asticella punta in alto, verso il mainsrtream ma senza scendere a compromessi.

Alex e Francesco sono a loro modo due mostri in settori differenti e l’intenzione di Infascelli è quella di raccontare non solo lo sportivo, ma l’uomo. Questo dovrebbe essere lo scopo di ogni documentario, e qui non ci piove, ma quando dietro la macchina da presa ci ritroviamo un regista del calibro di Alex Infascelli possiamo aspettarci ogni cosa.

La coproduzione Amazon avrà un riscontro positivo sui fan del calciatore e del regista? Non ci rimane che attendere fino al 21 ottobre.

 

Ferdinando de Martino

 

SE VUOI DIVENTARE UNO SCRITTORE E LAVORARE CON LA SCRITTURA, SIA IN AMBITO DIGITAL CHE NARRATIVO, QUESTO È IL CORSO CHE FA PER TE: CORSO SCRITTURA CREATIVA I. EDIZIONI.

Umbrella Academy | cosa guardare per non pensare ad una pandemia globale? | di Ferdinando de Martino

Il mondo sta letteralmente crollando a pezzi, ma una coperta e una tazza di caffè fumante possono ancora salvarvi la serata. UMBRELLA ACADEMY è uno show prodotto da NETFLIX, trasposizione dell’omonimo fumetto della DARK HORSE.

Apocalisse, supereroi, viaggi nel tempo e una meravigliosamente brava e pericolosa Ellen Page dirigono questa serie verso l’Olimpo dell’intrattenimento di cui necessitiamo in questo momento: seriale e ipoteticamente senza fine.

La struttura dei personaggi è incredibile… non mentiamo: siamo tutti un po’ innamorati di Klaus.

Vi consiglio Umbrella Academy per passare dei bei momenti con il vostro partner o in solitaria, mangiando Nutella. Io ho provato entrambe le situazioni e garantisco per voi.

Restando sulle tinte del serial vi consigliamo il libro PIAZZA PAOLO DA NOVI, primo capitolo di una serie thriller, prodotta direttamente dall’Infernale. Potete trovarlo su Amazon al Link: PIAZZA PAOLO DA NOVI

Ferdinando de Martino

Quando il Covid arriva in Tv i negazionismi tacciono | Primi casi in Rai \ di Ferdinando de Martino

Il palinsesto Rai ha subito un drastico cambiamento IO E TE, programma di punta della rete, viene sostituito da una versione estiva della VITA IN DIRETTA  con Andrea Delogu.

Secondo fonti vicine all’azienda, dopo il primo caso positivo al Covid-19 la rete ha preferito correre ai ripari per evitare eventuali contagi e giocare sulla difensiva.

L’intrattenimento televisivo è una routine per molti lettori dell’Infernale, quindi non possiamo che fare i migliori auguri a tutto lo staff del programma per una pronta rimessa in onda.

Ferdinando de Martino

.

.

.

Se volete comprare i libri di I.Edizioni, vi consiglio COME DIFENDERSI DA UNA VENZEZIANA di Riccardo Persano: Link

Quanto basta | Un romanzo di Daniela Di Cicco |

“Quanto basta” è un romanzo di formazione incentrato sulla figura di una farmacista che ama la danza.

La famiglia, la vita e le situazioni portano spesso le persone a vivere le vite degli altri. In questo libro, Daniela Di Cicco, ci insegna che non tutto è perduto e che si può sempre prendere fiato, durante la rincorsa, per cambiare direzione.

I personaggi veri, quasi palpabili riusciranno a farvi innamorare di questo libro disponibile al link: QUANTO BASTA

 

Ferdinando de Martino

Quanto basta | Un romanzo di Daniela Di Cicco |

“Quanto basta” è un romanzo di formazione incentrato sulla figura di una farmacista che ama la danza.

La famiglia, la vita e spesso le situazioni portano spesso le persone a vivere le vite degli altri. In questo libro, Daniela Di Cicco, ci insegna che non tutto è perduto e che si può sempre prendere fiato, durante la rincorsa, per cambiare direzione.

I personaggi veri, quasi palpabili riusciranno a farvi innamorare di questo libro disponibile al link: QUANTO BASTA

 

Ferdinando de Martino

La ruggente voce del bar | COME DIFENDERSI DA UNA VENEZIANA | Un libro di Riccardo Persano

Da Stefano Benni a Bukowski, fino ad arrivare al più recente Marco Malvaldi, il bar ha sempre esercitato un forte ascendente sugli scrittori.

Riccardo Persano vive il bar da spettatore televisivo. Si appassiona ai drammi da bancone, alle tresche da colazione e alle vite dei clienti del bar Arleo; appunta tutto nella sua testa e reinterpreta ciò che vede in forma narrativa. COME DIFENDERSI DA UNA VENEZIANA è un libro che racconta la vita all’interno di un bar di città, quasi come se questo non fosse altro che una sorta di paese nel cuore di Genova.

Nel microcosmo creato da Riccardo troviamo i personaggi più strampalati, dal metallaro alla signora snob, dai gruppi di anziani alla sublime bellezza di “Cappuccino Caldo”, la bella del bar.

Leggere COME DIFENDERSI DA UNA VENEZIANA è un po’ come ritrovarsi dentro al bar della propria compagnia. Definirei la sua lettura: una chiacchierata amicale con un saggio barista.

Se volete leggere la storia di questo bar e dei suoi meravigliosi personaggi, partoriti dalla penna di Riccardo Persano, vi basterà cliccare su questo link: LINK LIBRO

 

Ferdinando de Martino

Come nascono i negazionisti del Covid 19? | di Ferdinando de Martino

Partiamo dal principio. Sotto gli occhi di tutti noi, durante la quarantena, sempre più persone si sono appassionate ai Social Network perché per forza di cose per relazionarsi con il mondo esterno ognuno necessitava di un qualcosa di semplice e intuitivo per comunicare.

Lo sfacelo dei social nasce sostanzialmente dalla prima volta in cui un cinquantenne si è iscritto a Facebook. Mi spiego meglio. Un cinquantenne su Facebook crede di essere a suo agio, ma spesso è guardato da tutti come se fosse un nazista all’interno di un Bar Mitzvah. Ora, vi invito a prendere le mie parole con le pinze: non intendo che i cinquantenni non dovrebbero andare su Facebook, quindi andiamo ad approfondire.

Cos’è Facebook. Facebook è una società nata durante il periodo di vita di My Space. Cos’era My Space? Semplice, Facebook per persone che avevano qualcosa da dire. Se eri un musicista, un pittore, un atleta, un regista, una modella e via dicendo, ti aprivi il tuo Facebook e iniziavi a contattare persone del tuo ramo per parlare e creare una rete di collaborazione.

Cosa mancava a My Space? Il sesso. Zuckerberg non ha fatto altro che creare un My Space che accanto alla foto del profilo in questione, esplicava la situazione sentimentale e l’orientamento sessuale degli studenti e delle studentesse delle università più elitarie degli USA. In pratica Facebook era un modo che utilizzavano i super ricchi americani delle Ivy League per scopare.

Quindi al posto di musicisti e via dicendo chiunque facesse parte di quelle università si iscrisse, mettendosi in gioco per rimediare alle notti passate in solitaria nei dormitori.

Le studentesse, ad esempio, postavano una loro foto in caffetteria con un sorriso malizioso, per far sapere agli altri studenti che frequentavano quella specifica caffetteria in quel particolare orario.

Facebook si espande a tutto il mondo e arrivano i cinquantenni che nel vedere una studentessa prendere il caffè su Fb, iniziano a pensare “Ehi quale migliore idea di dire al mondo che anche io prendo il caffè la mattina?. BOOM.

Notando questa cosa i giovani hanno iniziato a trollare i più saggi, sfruttando un ragionamento molto semplice. Un cinquantenne è abituato a leggere una notizia prendendola per vera. È un semplice retaggio culturale. Se tu per decenni leggi giornali e guardi TG, che al loro interno hanno una struttura di ricerca delle fonti e via dicendo, dai per scontato che se viene scritto che una persona è stata uccisa quella sia la verità.

Insomma i cinquantenni non conoscevano i Troll. Chi sono questi ultimi: persone che si divertono e talvolta lo fanno anche per lavoro, scrivono inesattezze sui social consapevoli che verranno prese per vere da chiunque non conosca il trolling. Questo genera automaticamente una sola reazione, il popolo della rete spiega magnanimamente che esiste l’analfabetismo funzionale, ma i cinquantenni impazziscono perché figli della loro età non accettano che dei ragazzini possano essere in grado di prenderli in giro.

Diciamo che se la sono andata un po’ a cercare, perché Facebook stava iniziando a far scopare i nerd e poi sono arrivati questi a postare gattini frasi motivazionali di Osho (che per inciso era un cazzo di psicopatico), rovinando il gioco a tutti.

Ora veniamo al Covid e a tutte le persone che sono morte. Cerchiamo di staccarci dall’empatia e proviamo a ragionare. Un Troll scrive che il Covid non esiste e che lo stato vuole annichilire la nostra economia perché Soros vuole farci diventare tutti neri.

Eccola, quella per un cinquantenne è una rivincita, perché finalmente ha tra le mani dei dati (o perlomeno quelli che secondo lui sono dei dati) e decide di dire “Chi era l’analfabeta funzionale? Adesso non vi sentite stupidi a fare i mascherati. Il “Coviddi” non esiste.”

Piccola parentesi. Ho mentito… non riesco sempre ad essere Zen e ogni volta che leggo “Coviddi” vorrei andare a casa della mente brillante che si cela dietro il post in questione e picchiarlo. Mi farei anche cinque anni di carcere con stupri annessi per una soddisfazione del genere.

Da una parte abbiamo i giovani che non possono più scopare mostrandosi fighi con alcol e canne in mano, perché anche zia Concetta è su Facebook e mentre spiega al mondo che Bill Gates, l’uomo più intelligente del mondo, a lei non la frega, spiffera alla sorella che il nipote fa il figo.

Così i giovani migrano su Instagram, ma lo fanno anche i cinquantenni. Tick Tock e poi i cinquantenni. Vorrei vedere se un ventiquattrenne vi rubasse la pensione se sareste felici come quando la mattina postate dei fortuitissimi micini coccolosi con cuori azzurri.

È ovvio che il Covid esista e avere sempre dietro la mascherina è buonsenso. Basta chiedere ad una qualsiasi infermiera -Cos’hai fatto durante la quarantena?- e avrete la vostra risposta.

Il fatto è che nelle discussioni mediatiche nessuno ha voglia di cambiare idea; non è il pragmatismo il punto, ma il sembrare più intelligenti anche se si è stati trollati. Io stesso ho fatto il troll un sacco di volte. Mettevo la faccia di uno dei più noti serial killer della storia, spacciandolo per un barbone italiano che aveva perso il lavoro per via di un immigrato. E che ci crediate o no… la gente un po’ come fece con Gesù e Barabba… preferì Charles Manson all’immigrato.

Con questo non voglio solo sparare merda sul mio paese, ma vorrei lanciare una soluzione: limite di età per i social. Ai cinquant’anni devi leggere il giornale, perché spesso non hai la capacità di capire che John Lennon non è uno scafista e che Bill Cosby non è un testimonial Nespresso.

E poi diciamocelo… con tutta la gente che è morta, è davvero così importante giocare a chi ha ragione? Non sarebbe meglio rispettare le regole, cercando di non peggiorare la situazione per quei commercianti che stanno chiudendo e via dicendo?

Qualcuno si domanderà se sia possibile che tutte quelle persone che scendono in piazza contro il Covid siano stupide.

Vi ricordo che ogni anno a Predappio un gruppo di stupidi va a negare la morte di cinque milioni e mezzo di persone.

 

Da qui è tutto passo e chiudo… e come direbbe Frodo: attenti ai Troll.

 

 

Ferdinando de Martino 

L’anno del pensiero karmico | di Fausto Rampazzo

 “Questo è il mio tentativo di raccapezzarmi nel periodo che seguì, settimane e poi mesi che cambiarono ogni idea preconcetta che io avessi mai avuto sulla morte, sulla malattia, sul calcolo delle probabilità, sulla fortuna e sulla sfortuna, sul matrimonio e sui figli e sulla memoria, sul dolore.”

Stiamo parlando del 2004, l’anno in cui Joan Didion scrive “L’anno del pensiero magico”. Sono le settimane e i mesi che seguono il coma della figlia e la morte improvvisa del marito, e accompagnano la scrittrice durante l’intervento che la figlia, appena ristabilita dalla polmonite che le aveva provocato uno choc settico, subisce per un grave ematoma al cervello. Stiamo parlando di come Didion affronta il dolore e di come, da scrittrice, lo registra. Non “l’idea preconcetta che avessi mai avuto sul dolore”, bensì quel dolore che non si aspettava di provare, indifferente alle  strategie, alle intuizioni, ai progetti con cui aveva sempre pensato, nel remoto caso in cui fosse arrivato, di poterlo gestire. Che annulla la ragione.  “Volevo solo che tornasse”. L’esperienza del dolore. L’esperienza: l’unica via a disposizione per disfarsi delle idee preconcette e afferrare la portata delle cose, “della morte, della malattia, del calcolo delle probabilità, della fortuna e della sfortuna, del matrimonio e dei figli e della memoria”. L’unica via. Passarci dentro. Attraverso. Passarci fin quando non si riesce a coglierne il senso.

Per dirla con le parole di Massimo Rodolfi, autore della “Psicologia dello Yoga” che ho affiancato al libro della Didion, solo l’esperienza ci fa “apprezzare in modo progressivo la possibilità di affermare continuamente il meglio di noi stessi, non in modo teorico, ma molto pratico, perché la pratica nasce dal conflitto, dall’attrito provato su di sé, che ci fa acquisire, per esperienza diretta, la comprensione della trasformazione”. È l’esperienza, l’attrito, il conflitto, ad aprire le porte della comprensione, a offrire la possibilità di evolvere. 

E l’esperienza rappresenta lo svolgersi del karma, dice Rodolfi. È il numero, grande ma non infinito, di prove con cui misurarsi, con lo scopo di alleggerire la densità della coscienza  e afferrarne il soffio vitale, il senso, in quanto “materia e coscienza sono fattori dello stesso prodotto, per cui uno stato ancora incompleto della coscienza si traduce in una condizione incoerente della materia”. L’esperienza, la causa e l’effetto dell’agire, è il passo, necessario e non eludibile, attraverso cui passare dallo stato di imperfezione, di incoerenza, a quello di coerenza con se stessi e con l’intero l’universo. 

Alla fine del suo libro, la Didion parla della necessità, per poter continuare a vivere, di lasciar andare le persone che abbiamo perso.  “Che diventino la fotografia sul tavolo. Che l’acqua se li porti via.” 

Che diventino, dico io, il carico di saggezza con cui affrontare  il resto del viaggio.

 

Fausto Rampazzo