ferdinando de martino

Macron loda L’ITALIA | Modello Conte funziona | Covid19

Dalla Francia arriva un’inaspettata testimonianza di stima da Parte di Macron che, visti gli oltre 2200 contagi del covid19 ha deciso di adottare misure drastiche ispirandosi al modello Conte.

Così, mentre in Italia Salvini continua a denigrare l’operato del governo nel momento di coesione più importante della storia della seconda repubblica, dai colleghi francesi arriva un attestato di stima che non può che farci sperare di navigare verso la giusta direzione.

Macron sostiene che l’attuale pericolo per la popolazione over 70 sia solamente la prima ondata e ne attende una seconda rivolta ai giovani e al possibile contagio della fascia giovanile. Università e scuole chiuse.

Le elezioni dei sindaci si svolgeranno, invece, senza particolari restrizioni; unica pecca in un programma che poteva sembrare preventivamente lineare.

Ferdinando de Martino

Vuoi diventare uno scrittore?

Se invece vuoi seguire le NEWS di I.Edizioni

Violenza sui minori | IL PALAZZO DEI MOSAICI di Paolina Russo | Parlare del trauma

Sentiamo sempre più spesso parlare di violenza sulle donne e violenze sui minori perché, nonostante i carnefici non siano cambiati, le vittime hanno da tempo iniziato ad alzare la testa, denunciando tali violenze.

Sembrerebbe un ragionamento lineare: se qualcuno ti fa del male, basta denunciarlo.

La realtà dei fatti è distante anni luce da questa semplificazione. Oggi vi racconteremo la storia di un’autrice che non solo ha avuto il coraggio di alzare il capo ma che, a distanza di anni, ha creato un modo del tutto atipico per fare uscire i suoi demoni interiori. 

Troppo spesso le vittime non vengono ascoltate, o ancora peggio, vengono messe in dubbio le loro accuse. Altre volte accade che dopo una denuncia, la bestia che si cela dietro la violenza finisca per ammazzare la vittima prima di arrivare al processo. Proprio in questo mondo terribile e angosciante, Paolina Russo ha elaborato il suo dolore gettandosi a capofitto nel mondo della scrittura. 

In una Campania di qualche anno fa, muove i suoi passi nella vita la piccola Oli che da poco ha perso sua nonna; figura molto importante per la bambina. 

Attorno a lei un’intera famiglia in trepidazione per un matrimonio nella cornice del Palazzo dei Mosaici.

I giorni della bambina vengono scossi dalla presenza di sua nonna che, sotto forma di fantasma, sembra tornata per risolvere qualcosa nel palazzo di famiglia. 

Questo escamotage dark riesce a conferire al libro Il Palazzo dei Mosaici una leggerezza quasi fiabesca, nascondendo al suo interno un messaggio difficile da digerire che ai più potrebbe anche sembrare freddo: allontanarsi da un trauma può aiutare a trovare le giuste armi non per combatterlo, ma per conviverci.

Così l’autrice del romanzo ha deciso di affrontare un trauma a sfondo sessuale legato alla sua infanzia.

Parlando con Paolina Russo le abbiamo chiesto come la scrittura e il suo trauma si sono incontrati per trasformarsi poi in un romanzo   

Paolina Russo: Il trauma interferisce e condiziona inesorabilmente la vita di chi lo ha subìto. Anche quando il traumatizzato decide di rimuoverlo fino a negarlo a se stesso. La scrittura non può salvare né guarire dalle ferite di un trauma, ma è uno strumento utile per tirare fuori e fare riemergere una parte di noi. Scrivere mi ha aiutata ad ammettere di aver subito un trauma.

La scrittura di genere molto spesso nasconde parti delicate e personali. Frankenstein ne è un esempio lampante. Utilizzare l’archetipo del fantasma ti ha aiutata dal punto di vista dell’espediente letterario?

Paolina Russo: Credo che la scelta dell’io narrante abbia fatto la differenza. Un fantasma arrabbiato con gli uomini era ottimale. La nonna, che interagisce con la protagonista, è basilare per la comprensione del trauma. Quindi credo che gli escamotage narrativi aiutino moltissimo. 

L’opera diventa un esperienza a tutto tondo con una Campania ricca di tradizioni alle spalle. Proprio per questo  Il Palazzo dei Mosaici uscirà parallelamente anche in versione audiolibro. Chiunque acquisterà la versione ebook avrà la possibilità di ascoltare gratuitamente in streaming l’audiolibro edito da I.Edizioni. 

Con questo libro, uscito dalla fucina della scuola di scrittura creativa Genius di Paolo Restuccia, Paolina Russo non solo ha trovato una sua voce, ma è riuscita a far parlare un dolore che si muove all’interno di molte persone e che spesso cede al silenzio, finendo per rimanere un trauma inespresso. 

Per descrivere a pieno questo romanzo esiste un solo termine: coraggio. 

 

Ferdinando de Martino

Sceneggiature: di cosa parlano i film? | Storia di un matrimonio | NETFLIX

Sono le due passate e ho appena terminato la visione di “STORIA DI UN MATRIMONIO” targato NETLFIX.

Si tratta dell’ennesimo film americano a tema divorzio che in realtà è tutto fuorché l’ennesimo film americano a tema divorzio. Scritto, diretto e prodotto da Noah Baumbach che utilizza nuovamente uno dei suoi attori prediletti “Adam Driver”. Il regista mette in piedi un vero e proprio dramma famigliare basato sul concetto di umanità.

Quando ci si ritrova davanti al grande spettacolo della guerra tra coppie si finisce quasi sempre per patteggiare per una delle parti, simulando lo stesso amore vuoto a perdere che si prova per alcuni politici. 

Trovo sbagliato utilizzare l’opera omnia di un regista per definire un lavoro, quindi vorrei concentrarmi solamente sul film con Scarlett Joanson e Adam Driver. 

Perchè non ci immedesimiamo nei perdenti?

Guardando una sparatoria o un duello con le spade, siamo soliti immedesimarci in colui che spara e mai nell’assassinato, perché l’eventualità della sconfitta ci terrorizza a morte. Siamo figli degli anni ottanta e i media hanno alimentato i nostri cervelli europei con pane ed edonismo. “La a guerra dei Roses” è il perfetto esempio di quel meccanismo in stile cane mangia cane che dovrebbe rappresentare un divorzio nell’immaginario collettivo.

La realtà dei fatti è che una persona ferita cerca sempre riparo nella rabbia, piuttosto che nell’accettazione. Incassare per molti è segno di debolezza, ma è stato proprio un film americano a mostrarci l’importanza del rialzarsi sempre: Rocky.

Non diciamo mai, guardando uno spettacolo -Cavolo, vorrei essere sgozzato in quella maniera.- o -È proprio così che vorrei essere licenziato e perdere tutto.-.

Guardando questa pellicola ho pensato che divorziare in quella maniera non sarebbe stato poi così male.

Il sogno americano è ancora vivo?

Ci sono due interpretazioni relative a questo film. Una semplice e sensazionalmente romantica e una un po’ più veritiera.

1 Quando un forte sentimento lega due persone, intimamente e profondamente, questo è destinato a tramutarsi, quando il dolore diminuirà d’intensità, in qualcosa di altrettanto viscerale.

2 Divorziare non è mai bello, ma se sei borghese, bianco, privilegiato e facilmente soggiogabile è un po più facile del dovuto.

Per quando possa sembrare una satira, la seconda interpretazione è forse quella più veritiera e lusinghiera nei confronti di questo piccolo gioiello. 

Essere noi stessi nell’altro è complicato, ma smettere di essere se stessi per qualcuno è decisamente più doloroso e questo è il grande messaggio che la sceneggiatura tende a suggerirci, fino a farci dire: beh, se fossi bianco, ricco e viziato vorrei divorziare proprio così.

Viviamo in un secolo stanco e questo film potrebbe essere il manifesto di una generazione talmente lontana dal sogno americano da aver smesso di far giocare i propri bambini al dottore o all’avvocato, per regalargli un buon contratto prematrimoniale al posto di un videogioco. 

Ce li vedo proprio questi neo genitori biologici e vegani dire ai figli -Se tutto andrà bene farai il medico e il tuo primo divorzio non ti distruggerà in maniera irreversibile.-

 

 

Ferdinando de Martino

 

OPEN CLASS BOLOGNA | Scrittura creativa

Di cosa si tratta?

Ferdinando de Martino (Direttore Editoriale I.Edizioni), assieme. a Michelangelo De Gregorio, porterà a Bologna una Open class gratuita del corso di scrittura creativa di I.Edizioni.

Argomenti

Si parlerà della struttura del racconto dagli anni ottanta al giorno d’oggi e del percorso lavorativo che porta le idee a diventare veri e propri libri. La discussione verterà attorno a tre titoli fondamentali della letteratura contemporanea.

Per partecipare all’Open class gratuita di Bologna potete scrivere all’indirizzo: [email protected]

Meditazione e Minimalismo | un racconto di Ferdinando de Martino

La sensazione d’attrito provata durante le continue accelerate nel traffico cittadino lasciava sempre una strana polvere nera sulle sue mani. 

Gli capitava spesso di osservarla, rimanendo ogni volta imbambolato come se l’avesse vista per la prima volta. Lo scooter era vecchio ma non a tal punto da cadere a pezzi e sgretolarglisi tra le braccia. L’autunno stava arrivando. Passeggiando sotto i portici della parte nuova di Genova, accese una sigaretta. 

Ogni mattina cercava di togliere la polvere nera dai polpastrelli sfregandoli sui jeans. Lavorando in cucina non poteva permettersi delle mani come quelle. Il proprietario non si vedeva dietro al bancone. Il grande capo non aveva fatto il suo ingresso trionfale. 

Solitamente lo spiava con occhi furtivi quando fumava prima di entrare a lavoro. 

Albi non era mai stato un cattivo impiegato ma notando l’aggressività che negli ultimi periodi era andata via via crescendo in Marco, aveva deciso che fino all’orario d’entrata lui non avrebbe messo piede dentro al locale.

La settimana precedente Emiliana si era beccata una strigliata unica per aver sbagliato un’ordinazione e ad Alberto era sembrata molto fuori luogo come reazione. Probabilmente Marco stava traendo ispirazione da quei programmi culinari in cui gli chef prendevano ad insulti i loro sottoposti, trattandoli come se si trovassero in una caserma della Seconda Guerra Mondiale. 

D’istinto avrebbe mandato il suo capo a quel paese, difendendo Emiliana, ma qualcosa l’aveva fermato. Non si trattava di un agente esterno, ma di una strana parte interiore.

Guardando le persone far colazione dentro al Toody, Albi capì che il tizio riflesso nella vetrina non era lui. Per quello nessuno aveva difeso la sua collega, perché lui non si trovava realmente a lavoro quel giorno. La persona che si beccava i rimproveri di Marco, quello che rimaneva fino alla fine a pulire i piatti, non era lui. 

Quando tornava a casa da Erika non era lui. Mangiavano proteine in una stretta dieta a zero carboidrati per via del Cross-fitt, divenuta l’unica ragione di vita della sua fidanzata e bevevano strane tisane contenenti taurina, guaranà e via dicendo. Insomma, quell’uomo non era Alberto. 

La sigaretta stava per raggiungere la metà quando si pose una domanda: quando era realmente se stesso?

A lavoro diventava un cagnolino ammaestrato, di tanto in tanto abbaiava ma non mordeva mai nessuno. A casa non si faceva altro che parlare del viaggio in Polinesia che Erika progettava da due mesi e a lui della Polinesia non era mai importato nulla. Guardavano dei film assieme, la sera, romantici o di formazione. Pellicole per le quali non provava molta empatia. Solamente quando Erika si trascinava a letto e lui rimaneva a guardare qualche vecchio film su Netflix per quindici minuti prima di cedere al sonno; allora e solo allora era veramente lui.

Alberto era Alberto per soli quindici minuti al giorno, acciambellato sul divano davanti ad un b-moovie anni ottanta. Un totale di centocinque minuti alla settimana. Stava vivendo la vita di qualcun altro.

Gettando la sigaretta decise che non si sarebbe mai più ritrovato con la polvere sulle mani. Voltò lo sguardo fino al parco difronte al locale e iniziò a camminare, attraversando sulle strisce pedonali a ritmo di un intermittente pedone verde.

Guardando l’erba l’intera prospettiva della vita sembrava cambiare nei suoi pensieri. Non ci fu un vero e proprio ragionamento dietro l’azione che seguì quegli attimi, ciò che ci è dato sapere è che semplicemente accadde. 

Albi posò il casco e si mise a sedere a terra con le gambe incrociate, chiuse gli occhi e cominciò ad inspirare ed espirare. 

Poco distante da lui il traffico della città continuava ad irrompere nelle conversazioni e nelle vite delle persone, prepotentemente come un cane in calore alla disperata ricerca di una gamba sulla quale sfogare i propri istinti.

I genovesi, un po’ come tutti gli abitanti delle città, erano  abituati a quei rumori. Era una specie di serenata al rombo di motore.

Concentrandosi solamente sul respiro che entrava e fuoriusciva dai suoi polmoni ad Alberto sembrò quasi che qualcuno avesse abbassato il volume della sua città, come quando si silenziava una chiassosa trasmissione televisiva. 

Meditare non era nei suoi piani per quella giornata. Aveva frequentato gruppi di meditazione e letto molti libri sulla mindfulness, ma quello che stava accadendo in quel momento era completamente differente da tutto ciò che aveva provato fino a quel giorno. Gli sembrò non solo di meditare per la prima volta in vita sua, ma anche di essere il primo uomo sulla faccia della terra ad aver scoperto la meditazione.

C’era qualcosa da capire, ma qualsiasi cosa fosse, lui non l’avrebbe inseguita. In quel momento esistevano solo due cose: l’inspirazione e l’espirazione.

L’aria circolava all’interno del corpo mettendo in movimento l’organismo, rendendolo parte attiva del parco, della città, del traffico, del locale, della regione, del paese e forse anche della terra e dell’universo. 

PER CONTINUARE A LEGGERE IL RACCONTO, LINK ALL’ACQUISTO: RACCONTO COMPLETO

 

Ferdinando de Martino

Come nasce un libro ? – di Ferdinando de Martino

Ogni libro ha una genesi particolare.  Nella mente degli scrittori  c’è sempre una causa scatenante e questa è l’unica cosa che trovo interessante da discutere assieme ad un autore. Lavorando da anni nell’editoria preferisco che siano i libri a parlare, lasciando agli scrittori l’onere della scrittura.

Mi capita quindi di chiedere ai miei autori di pensare bene all’idea, a quello che si vorrebbe comunicare con un manoscritto e reputo tutto ciò estremamente interessante.

Quindi oggi non ho nessuna intenzione di ammorbarvi parlando di un libro, bensì delle motivazioni che mi hanno spinto a pubblicare il titolo ROMEO E GIULIETTA SI SONO BEVUTI IL CERVELLO.

Come potrà garantirvi Marco Peluso, un autore che frequento mediaticamente, spesso chi lavora con la scrittura finisce per impegnarsi in molti progetti, allineando questi allo studio. Nel mio caso si aggiunge anche il lavoro editoriale, ma esattamente come nella produzione dei miei spettacoli teatrali, mi avvalgo di componenti che riescono a rendere il mio lavoro un po’ più facile.

La genesi di questo libro nasce da due fattori. Il primo è legato alla produzione di racconti che molti siti di case editrici francesi regalano ai lettori per poi aggiungerne uno un po’ più lungo in una versione cartacea. Amando profondamente la linea editoriale dei nostri cugini, decisi di optare per questa metodologia ed iniziare a pubblicare una serie di racconti sul sito dell’Infernale Edizioni, lavorando a quello principale in parallelo.

Insomma, regalare dei racconti confezionando poi un libro finale mi sembra molto coerente con la divulgazione quasi open source.

Il secondo è il concetto di prigione. Ho visto, nella mia breve vita, persone con un’incredibile capacità di auto-privazione-della-libertà che mi ha sempre affascinato. La mia storia, quindi, partiva dal concetto basico del: spesso noi stessi possiamo essere il nostro peggior nemico.

Questo è il punto centrale. La storia parla di un pugile e di una cameriera. Un piccolo idillio nella periferia piemontese esploderà tra loro, mettendo in luce le sbarre delle prigioni che i protagonisti si sono costruiti attorno.

Io amo chiamare il format con cui ho pubblicato ROMEO E GIULIETTA SI SONO BEVUTI IL CERVELLO, “libro regalo”. Lavorando alle mie sceneggiature e ai miei romanzi nelle pause tra gli editing, la preparazione dei corsi della scuola e le attività gestionali è bello poter sfornare ogni tanto qualcosa per non far passare dei tempi biblici tra un romanzo e un altro.

Per acquistare il libro: LINK ACQUISTO

 

Ferdinando de Martino

VITTIME – un racconto di Rossella Donadeo

“Cosa ti passa per la mente un attimo prima di morire?”

Chiudo gli occhi, non voglio vedere.

Mi illudo per l’ultima volta.

Nego, evito, ignoro.

Cosa ti passa per la mente?

La nausea fortissima, le viscere attorcigliate in un fuoco che brucia da dentro fino a contrarre tutto il corpo attorno a questo nodo, la gola arida e serrata: tutto questo sembra improvvisamente svanito nel nulla.

Sospeso in questo attimo senza fine, ogni cosa mi arriva attutita, rallentata, irreale. Come questo mio non provare nulla ora.

Cosa ti passa per la mente?

Una vita passata a schivare ogni possibile scelta, responsabilità.

Sono il mago dello slalom d’immaginari paletti.

Troppo dolore, troppa crudeltà hanno visto questi occhi.

E allora è meglio chiuderli.

Trascinato dalla corrente del fiume ho scelto solo l’inevitabile.

In questa guerra senza fine ho fatto solo ciò che andava fatto.

Vittima e carnefice.

Ho ucciso, certo.

Ho visto uccidere, certo.

Ma è come se fossi stato altro da me stesso, spettatore di un film splatter e truculento, con tanto sangue, ovunque.

Cosa ti passa per la mente?

Il cuore asciutto, riarso come un deserto.

Perché non provo nulla ora?

Dove è finita la rabbia, l’odio, la paura, la sete di giustizia?

Mi scopro lucido a pensare cosa rimarrà di me.

Cosa ti passa per la mente?

Forse questa foto, che mi renderà un eroe per il mio popolo e griderà vendetta.

Ma io dove sarò?

Svanito nel nulla, come la mia paura, le mie emozioni, la mia anima, il senso di tutto ciò.

Forse non è poi così male morire.

Tutto tace alla fine.

Anche il dolore che non ha parole.

Rossella Donadeo

Link al libro dell’autrice: LINK LIBRO

DAL MOVIMENTO 5 STELLE ALLE STALLE | La triste SVEGLIA del Movimento

Sveglia. Il giorno del giudizio è arrivato.

  Molti elettori del Movimento 5 Stelle, in questi giorni, sono ossessionati dalla domanda “Ma che fine ha fatto il Movimento che abbiamo votato?”. 

Bene. Cerchiamo di trovare una risposta a questo interrogativo. Ricordate quando eravate abbracciati a Pamela Anderson e ad un tratto la voce di vostra madre appariva dal nulla, gridando “SVEGLIA!” per riportarvi al di fuori del mondo dei sogni? Ecco questo è esattamente quello che sta accadendo. Il Movimento vi sta gridando “SVEGLIA. SIAMO DI DESTRA”.

  Premetto che ai primi cento che commenteranno l’articolo in questione con “pidiota”, “schiavo dei media” o “ci stanno avvelenando con le scie chimiche”, verrà recapitato a casa un vaffanculo, in perfetto stile V\Day.

  È arrivato il momento di svegliarsi. Il Movimento cinque stelle è sempre stato subdolo nell’intenzione, il fatto è che l’elettore medio del Movimento non ha le capacità atte ad accorgersene. Vi porto un semplicissimo esempio: Di Battista ha momentaneamente abbandonato il Movimento perchè crede che sia necessario dedicarsi a suo figlio e alla sua maturazione personale, perchè… il mondo ha bisogno di nuovi sorrisi e nuove speranze. 

  Questo è quello che l’elettore cinque  stelle medio vede, ma il sottostrato è semplice e lineare; anche un bambino potrebbe capirlo se solo si sforzasse ad uscire dalla ciclicità di una vita fatta di pallone e blog\spazzatura. Potendo usufruire solamente di due mandati, i parlamentari del Movimento cinque stelle hanno deciso, consapevoli della probabile vittoria alle elezioni, di congedare per un mandato Di Battista, che risulta essere il più amato dagli elettori, lasciando al comando del Movimento Di Maio. La motivazione è, dunque, legata alla leadership stessa del Movimento. Quando l’attuale governo giungerà al termine, Di Maio si sarà giocato due mandati e per mantenere alto l’animo dell’elettore medio, che non guarda il programma ma la copertina rilegata in stile DILF, a quel punto Di Battista farà il suo ingresso trionfale, segnando un ritorno inaspettato, preparato con cinque anni d’anticipo. 

  

L’osservazione che mi sento fare più spesso è “ma io non credevo che il Movimento fosse di destra!”, oppure “ma in pratica stiamo dicendo le stesse cose di Salvini!”, dagli ex elettori pentiti.

  Purtroppo i segnali c’erano da tempo, ma il calcio, l’Isola dei famosi, e la paura delle scie chimiche vi ha impedito d’informarvi a dovere. 

  Quando in parlamento venne discusso il DDL Cirinnà, il PD propose il Canguro per ovviare le mozioni della Lega Nord (all’epoca era ancora presente il termine NORD).

  Di Battista girò uno dei suoi brillanti video strappa mutande per illustrare all’uomo della strada quanto il Canguro fosse uno strumento fascista, lobbista e tutte quelle parole che utilizzano in questi casi. 

  “Il Movimento cinque stelle non utilizzerà mai il Canguro. Perchè è uno strumento fascista!” spiegò, ma la realtà dei fatti era che la metà del loro elettorato era a favore delle adozioni gay, mentre l’altra era contraria, quindi una qualsiasi scelta avrebbe precluso al Movimento il cinquanta per cento del proprio elettorato alle all’ora future elezioni. 

  Non siete ancora convinti, vero? I poteri forti… Bildenberg  e Belzebù…

   Facendo un salto all’indietro di pochi mesi, il Movimento cinque stelle propose il Canguro per ovviare le mozioni mosse dal PD per la sfiducia alla Boschi. Un attimo… ma il Canguro non era uno strumento fascista?

SVEGLIA. Pamela Anderson era solo un sogno. 

 

 

Ferdinando de Martino

PERCHÈ SALVINI? | La grande risposta | Ferdinando de Martino

O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo.

  Con questa frase, Harvey Dent in Batman, anticipava quella che sarebbe diventata la scena politica italiana della seconda decade del duemila.

  Oggi voglio rispondere ad una domanda apparentemente semplice: perchè Salvini?

In un mondo digitale, costituito per il novantacinque per cento da grilletti facili dei commenti social, ho deciso di scrivere un intero articolo sull’argomento, perchè risulterebbe praticamente impossibile discuterne su Facebook e similari, non perchè manchi da parte mia la voglia di confrontarsi, ma per via della tecnoanalfabetizzaione del novantacinque per cento della suddetta popolazione italiana. 

  Ogni volta che leggo, in una discussione seria, il nome di Renzi, storpiato in Renzie, nasce spontanea in me la voglia di comprare online un biglietto del treno e partire alla volta dell’abitazione dell’autore di tale storpiatura, entrargli in casa armato di machete e ucciderlo lentamente, torturandolo a colpi di Treccani nei denti. 

  Il problema è che dopo aver letto Travaglio, la maggior parte degli italiani si auto convince di possederne la stessa dialettica e acutezza mentale e, automaticamente, si arroga il diritto di stravolgere i nomi, probabilmente sentendosi un genio incompreso, per fare ciò che l’intera comunità fa da anni, sentendosi anch’essa geniale. 

  Detto ciò… perchè Salvini?

  Le differenze tra Matteo Salvini e Batman sono davvero poche ed inquietanti. Partiamo dalla provenienza. Bruce Wayne è americano e tutti noi conosciamo l’America, eppure Ghotam City non è reperibile sulla cartina degli U.S.A.. La motivazione è che la città in questione è a tutti gli effetti inesistente, perchè inventata da una mente creativa. 

  Matteo Salvini è padano, quindi proveniente dalla Padania. Tutti noi conosciamo l’Italia, ma in nessuna cartina appare la suddetta regione perchè, esattamente come Ghotam City la Padania è stata inventata da una mente creativa e non esiste nella nostra realtà. 

  Bruce Wayne è ricco… e anche Salvini a quanto pare. Ma le analogie non finiscono qui. Il miliardario Di Ghotam, per celare la sua intelligenza è spesso costretto a fare lo stupido in giro e anche il nostrano Salvini ha sviluppato una capacità quasi surreale di fare lo stupido davanti alle folle. Ricordiamo, ad esempio, il giorno in cui ballò “Andiamo a comandare” sul palco del Carroccio. Berlinguer, perdonaci. 

  Salvini è a capo della Lega Nord (credo che adesso si chiami solamente Lega, in modo che i meridionali dimentichino anni d’insulti, tanto adesso è tutta colpa dei negri secondo la medesima retorica 2.0.) e anche Bruce è a capo della Wayne Enterprise. Però… c’è sempre un però. I vertici della Wayne Enterprise vorrebbero far fuori il rampollo dai famosi natali, esattamente come Maroni, Bossi, Borghezio e il Trota, vorrebbero la testa del loro segretario. 

  Ma passiamo all’azione. Batman è costretto a fare scelte impopolari e spesso ai limiti della legalità. Matteo Salvini con la vicenda Acquarius è riuscito ad ottenere un risultato, passando per una retorica talmente intricata che nemmeno Mughini sotto Adderall riuscirebbe a spiegare.

  La domanda, rimane comunque: Perchè Salvini?

  È semplice: INCOERENZA

Non tanto l’Italia, ma gli italiani possono vantare un livello d’incoerenza senza precedenti. Chiunque sia incoerente, riesce a colpire l’empatia degli italiani, o almeno della maggior parte di questi.

  Vi faccio un semplice esempio, basandomi su di una statistica personale. Tutti i miei conoscenti che hanno votato Matteo Salvini, spiegando quanto lo spaccio e la prostituzione stiano mettendo a rischio il nostro paese, hanno comprato e usufruito di droghe o sono assidui frequentatori di prostitute. 

  Giuro con una mano su Infinite Jest che quanto dico corrisponde alla realtà. Ogni mio conoscente salviniano ha utilizzato droghe davanti al sottoscritto. Oltretutto, la maggior parte di questi sono meridionali e come può un meridionale amante delle droghe votare Lega Nord?  Semplice… INCOERENZA.

  Non importa quello che sei realmente, perchè se non sei morto da eroe… finirai per diventare il nemico.

  Pensateci bene. Salvini è stato eletto dal carroccio come suo leader, perchè lo amavano, perchè gridava “Prima il Nord”, “Vesuvio, lavali col fuoco” e altre pittoresche frasi da osteria. Berlinguer ti chiediamo nuovamente scusa.

  Il fatto è che arrivato al potere, da possibile EROE del carroccio, non è morto da tale, ma ha deciso di vivere così a lungo da diventarne il nemico, iniziando ad eliminare la scritta NORD dal nome del partito per attirare i meridionali, sostituendo inoltre “Vesuvio lavali col fuoco” con un  nuovo “Ruspe contro i rom” e cose del genere, iniziando ad instaurare un’amicizia con il partito, pardon… movimento, che li aveva fino a quel momento definiti: mafiosi, negrieri, fascisti, squadristi, evasori, ladri e faccendieri.

  E come mai questo movimento ha cambiato idea sul partito verde, in così poco tempo? Beh… INCOERENZA.

  Quindi, perchè Salvini?

  Perchè nessuno di noi avrebbe il coraggio di combattere contro Batman. Perchè Batman conosce il Kung Fu. Noi no. 

 

Ferdinando de Martino

Mucchio d’ossa | STEPHEN KING | Best Seller d’autore

_mucchiodossa-1337090654

Devo ammettere che non mi sarei mai aspettato un libro del genere da Stephen King.  Ovviamente non mi riferisco all’appartenenza di genere, quanto più al particolare ed estremamente ben definito stile letterario.

Mucchio d’ossa è un libro che mi ha letteralmente conquistato dalla prima all’ultima pagina.

Entrare nella mente e nelle elucubrazioni di un personaggio delineato alla perfezione in una veste autoriale mi ha regalato un eccellente punto di vista sul mondo della letteratura, nonostante abbia letto decine e decine di libri sul “blocco” dello scrittore.

Molti potrebbero gridare alla banalità, ma “Mucchio d’ossa” non è un libro sul morbo dello scrittore senza parole, bensì una storia in cui eventi ben più importanti hanno come cornice il suddetto problema che molti scribacchini vivono come un suicidio professionale .

I brividi trasmessi dai dialoghi-monologhi mi hanno congelato l’anima più d’una volta.

Leggendo le pagine di questo piccolo gioiello mi sono imbattuto in un vero e proprio best seller d’autore.

Ferdinando de Martino.

JOHN WICKER | DREAM | presto su Amazon

img_0814

Stiamo lavorando agli ultimi ritocchi al nuovo romanzo di John Wicker “DREAM” e mi ritrovo qui, con questo romanzo tra le mani .

Partire con il progetto editoriale dell’Infernale è un piacere inimmaginabile.

Le uniche anticipazioni che possiamo darvi sono relative al genere: DREAM  è un misto tra la classica narrativa weird e l’horror grottesco.

Ho iniziato a leggere le prime pagine di questo romanzo e mi sono sentito subito trascinato in un mondo fatto di avventure in tinte cupe e vite normali, tramutate in qualcosa di estremamente prezioso.

Sono sicuro che avrete avuto il tempo di apprezzare questo scrittore sul nostro portale, leggendo i suoi racconti e se non l’avete ancora fatto… potete trovarli qui: http://linfernale.altervista.org/j-wicker/

Comprare un libro è un po’ come firmare un contratto con se stessi, una sorta di sfida contro il mondo esteriore pre accrescere quello interiore.

 

John Wicker è uno scrittore sensazionale, capace di commuovere ogni molecola del corpo del lettore.

A breve parleremo anche della trama del primo volume di questa trilogia.

Ah, è vero… mi ero dimenticato di dirvi che DREAM sarà una saga d’autore.

Un saluto a tutti i lettori del blog

 

Ferdinando de Martino.

ORDINA IL TUO QUADRO | Arte-regalo per Natale | Post-Er-Art

Natalie

Per ordinare un quadro presente all’interno del catalogo del blog, basta scrivere una mail all’indirizzo di posta elettronica [email protected] oppure, potete utilizzare i commenti del sito.

14724422_1819118411668770_2341870251013133355_n

14947952_1825474657699812_9015888382553558397_n

 

A Natale REGALA un quadro e sicuramente risulterai originale e ricercato.

Oltre alle opere presenti nel catalogo, è possibile prenotare un ritratto discutendo direttamente con l’autore dei quadri, progettando un’opera unica ed originale.

4 Stoya

Alternative queen

13494925_1761607637419848_3826357531193944172_n

14080061_1786308828283062_1859240079686900000_n

 

Ferdinando de Martino.

Scrittura creativa | DESCRIZIONI CONVINCENTI | di Ferdinando de Martino

image

Una delle regole basilari della scrittura è stata ampiamente descritta da autori come Hemingway: SEMPLICITÀ
Il problema della semplicità come concetto letterario è abbastanza particolare, perchè per quanto possa risultare ironico, non è semplice essere semplici.
Partiamo dal concetto di semplificazione.
Leviamoci dalla testa che semplificare voglia dire tagliare, no… tagliare vuol dire tagliare, mentre semplificare e una mera questione di punti di vista.
Per spiegare al meglio questa cosa, utilizzerò un semplicissimo esempio propedeutico alla semplificazione.
Nella narrativa contemporanea, la semplificazione è sinonimo di verità e tutto ciò che non risulta vero diventa automaticamente artefatto o complesso.
Ma come facciamo ad essere veri?

Prepariamo un soggetto per un incipit:

Una ragazza legge una lettera, seduta nella sua cucina.
Abbiamo il soggetto e adesso proveremo a realizzare in maniera veritiera questa scena, partendo da un modo grezzo di descrivere il tutto.

Marta stringeva tra le mani la carta porosa di quella lettera, contenente una risposta che attendeva ormai da troppo tempo.
La cucina era silenziosa, quasi come se stesse aspettando qualcosa di ancestrale.

Vedete? Abbiamo la cucina, la ragazza e la lettera; oltretutto abbiamo usato anche il termine “ancestrale”, quindi dovremmo essere dei fighi… invece, manca la verità.

Come arriviamo a ciò che è vero? Cambiando prospettiva.
Quando raccontiamo una storia, siamo davanti ad una tastiera. Questo è il primo errore: quando scriviamo una storia, dobbiamo essere all’interno della storia.

Se entriamo in quella cucina, vivremo l’ambiente, ma questo non vuol dire che dobbiamo metterci a descrivere ogni oggetto e sensazione, perchè Proust è già esistito. Quello che dobbiamo fare è vivere in maniera reale tutto ciò che ci circonda.
Limone. La fragranza del detersivo per i piatti che stagnava nel lavandino era sicuramente limone.
Riusciva ad infiltrarsi nel legno, passando per le intercapedini, tra i muri, sotto le sedie e perfino nelle narici di Marta, impegnata a sfiorare la colla appiccicaticcia di quella busta.
La sedia scricchiolava, interrompendo gli attimi di silenzio in cui si perdeva in mille divagazioni.

Abbiamo la cucina, anche se non è stata nominata, abbiamo la busta, la sedia e Marta ma la verità è data esclusivamente dai sensi implicati nella descrizione.
Non c’è nulla di visivo, perchè in questo caso ci siamo affidati solamente all’olfatto, all’udito e al tatto, eppure il lettore ha la scena davanti agli occhi: una ragazza legge una lettera, seduta al tavolo della sua cucina.
Il lettore non è uno stupido, anzi, nella maggior parte dei casi è più intelligente dello scrittore, perchè il tempo che lui impiega a battere le parole sulla tastiera, il lettore lo impiega leggendo e questo la dice molto lunga su tutta la questione.

Non dobbiamo mai dimenticarci che un libro è intrattenimento e l’intrattenimento è interattivo: mai dare troppo o troppo poco.
Dare il giusto al nostro pubblico, significa semplificare la narrazione con espedienti sensoriali, atti a gettare il lettore all’interno della storia, facendolo sentire parte integrante di quel magico processo che è la letteratura.

 

Ferdinando de Martino.