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THE SINNER | Recensione | Netflix

Superare l’esordio con la sensazionale Jessica Biel nei panni di Cora era difficile e The Sinner avrebbe potuto fare la fine di molti altri prodotti devastati dalla mancanza di uno o più elementi del cast.

Questa seconda stagione affronta il tema delle sette sempre care agli spettatori. Bill Pullman è strepitoso nel ruolo del detective e incentrare sul suo passato una parte della trama ha sopperito ampiamente alla mancanza della Biel, che figura comunque all’interno dello staff produttivo.

L’elemento sorpresa anche questa volta non manca e bisogna ammettere che il prodotto USA Network è davvero di buona qualità.

Se cercate un thriller psicologico che affronti le vicende da più punti di vista, THE SINNER fa decisamente al caso vostro.

Consiglio di visionare la prima stagione e poi passare alla seconda, nonostante le due storie risultino slegate. L’interpretazione di Jessica Biel nella prima stagione è sublime.

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Sceneggiature: di cosa parlano i film? | Storia di un matrimonio | NETFLIX

Sono le due passate e ho appena terminato la visione di “STORIA DI UN MATRIMONIO” targato NETLFIX.

Si tratta dell’ennesimo film americano a tema divorzio che in realtà è tutto fuorché l’ennesimo film americano a tema divorzio. Scritto, diretto e prodotto da Noah Baumbach che utilizza nuovamente uno dei suoi attori prediletti “Adam Driver”. Il regista mette in piedi un vero e proprio dramma famigliare basato sul concetto di umanità.

Quando ci si ritrova davanti al grande spettacolo della guerra tra coppie si finisce quasi sempre per patteggiare per una delle parti, simulando lo stesso amore vuoto a perdere che si prova per alcuni politici. 

Trovo sbagliato utilizzare l’opera omnia di un regista per definire un lavoro, quindi vorrei concentrarmi solamente sul film con Scarlett Joanson e Adam Driver. 

Perchè non ci immedesimiamo nei perdenti?

Guardando una sparatoria o un duello con le spade, siamo soliti immedesimarci in colui che spara e mai nell’assassinato, perché l’eventualità della sconfitta ci terrorizza a morte. Siamo figli degli anni ottanta e i media hanno alimentato i nostri cervelli europei con pane ed edonismo. “La a guerra dei Roses” è il perfetto esempio di quel meccanismo in stile cane mangia cane che dovrebbe rappresentare un divorzio nell’immaginario collettivo.

La realtà dei fatti è che una persona ferita cerca sempre riparo nella rabbia, piuttosto che nell’accettazione. Incassare per molti è segno di debolezza, ma è stato proprio un film americano a mostrarci l’importanza del rialzarsi sempre: Rocky.

Non diciamo mai, guardando uno spettacolo -Cavolo, vorrei essere sgozzato in quella maniera.- o -È proprio così che vorrei essere licenziato e perdere tutto.-.

Guardando questa pellicola ho pensato che divorziare in quella maniera non sarebbe stato poi così male.

Il sogno americano è ancora vivo?

Ci sono due interpretazioni relative a questo film. Una semplice e sensazionalmente romantica e una un po’ più veritiera.

1 Quando un forte sentimento lega due persone, intimamente e profondamente, questo è destinato a tramutarsi, quando il dolore diminuirà d’intensità, in qualcosa di altrettanto viscerale.

2 Divorziare non è mai bello, ma se sei borghese, bianco, privilegiato e facilmente soggiogabile è un po più facile del dovuto.

Per quando possa sembrare una satira, la seconda interpretazione è forse quella più veritiera e lusinghiera nei confronti di questo piccolo gioiello. 

Essere noi stessi nell’altro è complicato, ma smettere di essere se stessi per qualcuno è decisamente più doloroso e questo è il grande messaggio che la sceneggiatura tende a suggerirci, fino a farci dire: beh, se fossi bianco, ricco e viziato vorrei divorziare proprio così.

Viviamo in un secolo stanco e questo film potrebbe essere il manifesto di una generazione talmente lontana dal sogno americano da aver smesso di far giocare i propri bambini al dottore o all’avvocato, per regalargli un buon contratto prematrimoniale al posto di un videogioco. 

Ce li vedo proprio questi neo genitori biologici e vegani dire ai figli -Se tutto andrà bene farai il medico e il tuo primo divorzio non ti distruggerà in maniera irreversibile.-

 

 

Ferdinando de Martino

 

Scia di sangue in alto mare | UN ESORDIO SPETTACOLARE.

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Navigare nel cyberspazio è un po’ come gironzolare in un vecchio mercatino di libri e dischi usati, la differenza è che i prodotti che puoi trovare nel mondo virtuale sono spesso nuovi.

Dio solo sa quanto ami la produzione indipendente del web e oggi voglio parlarvi di un prodotto eccezionale, realizzato da due autori giovani e promettenti: Cristian e Veronica Papillo.

Questo romanzo è un gioiellino della letteratura italiana e va a dimostrare che nel nostro paese c’è ancora qualcuno in grado di scrivere un libro senza aver fatto prima il D.J., l’attore o il Grande Fratello.

SCIA DI SANGUE IN ALTO MARE è un giallo, è un thriller psicologico, è un noir e anche un libro con delle forti tendenze erotiche, insomma, è tutto ciò che dovrebbe essere un buon libro.

Come molti di voi sapranno, sono un amante della costruzione dei personaggi e in questo lavoro ho riscontrato una capacità di struttura del personaggio impressionante.

Ogni comparsa, protagonista o personaggio ricorrente è descritto nei minimi dettagli caratteriali in maniera concisa e mai prolissa. Per uno scrittore questa capacità è traducibile in un semplice termine: talento.

L’universo creato da Veronica e Cristian è un universo cupo e ironico, dove nulla è ciò che sembra e l’amore rappresenta ancora una via di fuga dalla realtà.

Pagina dopo pagina, questi due autori faranno a pezzi le vostre elucubrazioni, stravolgendo la storia e giocando con la visione d’insieme come se alle loro spalle avessero almeno una decina di romanzi. Credetemi, trovare delle perle come questo libro nel web, restituisce a noi avidi lettori di letteratura con le palle, una nuova speranza.

Pur essendo in promozione col mio ultimo libro, non posso fare altro che consigliarvi la lettura di questo straordinario romanzo d’esordio.

Attualmente sono riuscito a mettermi in contatto con gli autori e spero di riuscire ad intervistarli per analizzare il loro lavoro al microscopio.

Sono estremamente curioso di scoprire come siano riusciti questi coniugi a partorire un libro così ben strutturato al primo colpo, perché sin dalle prime pagine l’impressione che ho avuto è stata quella di trovarmi davanti ad una coppia di autori ultra-navigati.

 

 

Ferdinando de Martino.